NAVE ELETTRA: la scheda tecnica

  • Piroscafo a un’elica a due alberi
  • Cantiere di costruzione: Ramage & Ferguson Ltd – Leith (Inghilterra)
  • Anno di costruzione: 1904
  • Lunghezza fuori tutto: m 67,40
  • Lunghezza del ponte m 60,35
  • Lunghezza fra le perpendicolari: m 56,36
  • Larghezza al galleggiamento m 56,08
  • Larghezza massima fuori ossatura m 8,38
  • Altezza al ponte di coperta m 5,18
  • Immersione a pieno carico m 5,00
  • Macchina: Ramage & Ferguson Ltd Leith a vapore a triplice espansione a 3 cilindri

 

NAVE ELETTRA: la storia
Lo yacht, costruito nei cantieri inglesi di Ramage & Ferguson su disegno degli architetti londinesi Cox a King, venne varato nel 1904 per conto dell’Arciduca ereditario d’Austria Francesco Ferdinando the gli diede il nome Rowenska, dalla denominazione di un’incantevole insenatura dell’isola istriana di Lussino. Confiscato dal governo inglese nel corso della prima guerra mondiale a messo all’asta nel 1919 venne acquistato prima da un lord inglese e, successivamente, da Guglielmo Marconi che lo pago 21mila sterline e gli impose il nome di Elettra (la prima idea fu Scintilla).

Sull’Elettra, al comando dell’ufficiale di marina Achille Lauro, lo scienziato dimorò spesso e volentieri anche se 1’utilizzo essenziale fu quello di uno straordinario laboratorio per esperimenti di radiotelegrafia e i suoi viaggi non si limitarono al Mediterraneo tanto è vero the l’Elettra raggiunse persino le isole di Capo Verde, nell’Oceano Atlantico.

Il 12 agosto 1930, in seguito ad un incendio scoppiato a bordo, il panfilo restò bloccato nel porto di Civitavecchia ma non subì pesantissimi danni grazie all’intervento dell’equipaggio della nave di linea De Fenu.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale l’ Elettra, venne ormeggiata nel porto di Trieste e con l’8 settembre fu requisita dai militari tedeschi che la trasformarono in nave ausiliaria.

Per fortuna alcuni previdenti italiani riuscirono per tempo a recuperare gli apparecchi dello scienziato che, assieme ad altri cimeli, furono dati in custodia al Museo del Mare di Trieste

Ma le disavventure dell’Elettra erano appena all’inizio. Durante una missione in Adriatico, l’8 gennaio 1944, la nave venne colpita ed affondata da un sommergibile degli Alleati al largo di Zara e quattro anni dopo il governo italiano ne chiese la restituzione alla Jugoslavia.

Riconsegnato finalmente all’Italia nel 1960, il relitto venne rimorchiato nel porto di Trieste, all’interno del cantiere navale San Rocco di Muggia e, in epoca successiva, “posteggiato” all’Arsenale di Venezia in attesa di un ripristino mai avvenuto tanto che nel 1977 venne “tagliato” in più parti e i resti collocati in diverse città italiane.

Fu l’allora ministro Vittorino Colombo che ne autorizzo lo smembramento. Lo scempio venne cosi portato a termine con tutti i crismi della legalità come sotto illustrato:

  • Roma-Piana del Fucino (Telespazio): blocco poppiero comprendente elica a timone;
  • Roma – Museo Poste a Telecomunicazioni: dinamo a vapore a laboratorio sperimentale;
  • Pontecchio Marconi Villa Griffone sede Fondaz. Marconi: Sezione trasversale con 6 ordinate;
  • Milano (Museo Naz. Scienza a Tecnica): apparecchiature di bordo;
  • Venezia Museo storico: impianto di propulsione (macchina alternativa, caldaie);
  • Trieste (museo del mare): sez. trasversale centrale, 2 ancore, apparecchiature marconiane;
  • Padriciano (Trieste): nella palazzina ex campo profughi, gli alberi della nave;
  • nel castello di San Giusto, l’albero maestro;
  • Trieste (Arsenale San Marco): la prua (m 8×19);
  • Santa Margherita Lig.: (Villa Durazzo): parte della chiglia;
  • Mestre (VE) – Palazzo Belle Poste: parte della fiancata;
  • Muggia – presso la “Fameja muiesana”: parte del tornio di bordo;
  • Sidney (Australia) (Circolo Marconi): piccola sezione dello scafo